I finalisti

Ecco i finalisti del concorso letterario Racconta un libraio. Ve li presentiamo qui in ordine alfabetico, insieme a un brano tratto dal racconto con cui hanno partecipato, prima di sapere qual è il nome del vincitore. Buona scoperta!


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Riccardo Belometti, è nato a Chiari il 15 settembre 1991 e ha partecipato con il racconto Pesciolini d’argento.

Quando hai cominciato a scrivere?

Ho cominciato pochi anni fa, mai regolarmente e senza idee troppo chiare. Mi affascina la capacità di alcuni scrittori di ricreare mondi e realtà lontane con leggerezza. Nel mio piccolo cerco di fare lo stesso.

Hai una libreria di fiducia? Quale?

Ho un debole per i libri usati e per gli scaffali polverosi, ma c’è una libreria nella quale mi sento sempre a casa e non ho dubbi nello scegliere l’Incrocio Quarenghi di Bergamo.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Sto leggendo Mentre morivo di William Faulkner.

Ecco un brano tratto da Pesciolini d’argento:

Il fatto che ad Azucà non ci fossero libri non era dovuto a eventi o circostanze particolari, semplicemente non se ne sentiva la necessità. In compenso, prima d’allora, nel negozio di Cobàl si poteva trovare qualsiasi altra cosa: ogni tipo di utensile, reti e canne da pesca, pece, petrolio, pentolame in peltro, abiti invernali, estivi, eleganti, acquavite, farina, frutta candita, polvere da sparo, salnitro, veleno per topi, elisir di bellezza, di lunga vita, tonici muscolari e altre panacee di dubbia natura.


angelaAngela Catalini è nata a Roma il 18 ottobre 1974 e ha partecipato con il racconto Café Literario.

Quando hai cominciato a scrivere?

La passione per la scrittura c’è sempre stata, ho iniziato da piccola scrivendo diari personali, racconti, fanfiction e poesie. Ho frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e partecipo regolarmente a laboratori di scrittura on line, contest e premi letterari. Amo il genere mistery ma mi piace mettermi alla prova affrontando qualsiasi genere perché considero la scrittura una sfida e cerco di superare i miei limiti. Credo che la lettura sia una fonte inesauribile di stimoli per chi scrive, infatti leggo molto privilegiando il libro cartaceo a quello digitale.

Hai una libreria di fiducia? Quale?

La libreria presso la quale mi rifornivo (Odissea di Ladispoli) purtroppo ha chiuso qualche mese fa, dopo l’apertura, del megastore Mondadori nella stessa strada.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Attualmente sto leggendo Donne di Andrea Camilleri: una carrellata di donne famose e non, che l’autore ha incontrato nell’arco della sua vita. Ritratti delicati e originali che solo un grande autore come Camilleri è in grado di regalarci. Quando scrivo non mi pongo mai un obiettivo, i risultati nella scrittura non sono importanti, ciò che conta davvero è scrivere e farlo con passione. Tutto il resto è un effetto collaterale.

Un brano tratto da Café Literario:

Il vecchio percorse la via principale e si fermò davanti alla chiesa: chiuse gli occhi e attese che i ricordi lo travolgessero. Non c’era una pietra, un solco o un volto che gli fosse estraneo a San Pedro. Lui era nato in quell’oasi in mezzo al deserto, aveva percorso mille volte quelle strade e conosceva ogni roccia, ogni pozzo e la bellezza del tramonto pastello che colora di rosso le cime innevate.


Marco Cavaliere - 05-11-1989-NapoliMarco Cavaliere è nato a Napoli il 5 novembre 1989 e ha partecipato con il racconto Una nuova cliente.

Quando hai cominciato a scrivere?

Ho cominciato a scrivere quando avevo 18 anni. Per me fu un periodo di forte cambiamento, tutto iniziò a muoversi troppo velocemente. Così cominciai a tenere una sorta di diario in terza persona in cui il protagonista affrontava la scuola e i primi amori e le prime delusioni, e aveva tutta la libertà di sfogarsi con la pagina bianca. Ho scritto qualche racconto breve e ci ho preso gusto. In realtà ancora oggi comincio allo stesso modo: parto da un’immagine che per me è evocativa, poi scrivo di getto, spesso non avendo in mente una trama ben precisa.

Hai una libreria di fiducia? Quale?

Ho diverse librerie di fiducia: la Dante e Descartes − il libraio è un mio caro amico, lo conobbi al di fuori della sua libreria, per poi scoprire che era un libraio! −, e la storica Tullio Pironti a Portalba. La prima volta comprai Malacqua, di Nicola Pugliese, appena ripubblicato dalla stessa Tullio Pironti; il libraio mi fece lo sconto, non avevo capito che si trattava di Tullio in persona.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Sto leggendo la raccolta di racconti Il suo vero nome, di Charles D’Ambrosio. Ultimamente leggo solo racconti. E i suoi sono davvero fantastici!

Un brano tratto da Una nuova cliente:

Solo adesso Maria nota che al suo fianco c’è un uomo con gli occhi piccoli e il naso da pugile. «Non smetterà prima di un paio d’ore» dice l’uomo guardando il cielo. Maria pensa che due ore sono lunghe. «Ora vado via» dice Maria sporgendo appena il capo, e subito ritirandolo indietro intimorita dall’acqua. «Sicura?» chiede l’uomo beffardo, «be’, io rientro» dice lanciando la cicca, «se vuoi, accomodati, è una libreria».


luigi-de-rosaLuigi De Rosa è nato il 20 dicenbre 1968 a Vico Equense in provincia di Napoli e ha partecipato al concorso con il racconto Il muro di libri.

Quando hai cominciato a scrivere?

Ho cominciato a scrivere spinto dal desiderio di non lasciare che storie, racconti e leggende della mia terra, la penisola sorrentina, finissero nel dimenticatoio. Ho cominciato a scrivere a quarant’anni proponendo i miei scritti prima agli amici, poi a vari concorsi letterari per sottopormi al giudizio soprattutto degli estranei. Scrivo quando ho qualcosa da dire, altrimenti mi dedico alla lettura (Carver docet).

Hai una libreria di fiducia? Quale?

Di professione faccio il libraio, libreria L’Indice, questa l’insegna della mia attività rigorosamente indipendente sul corso Italia a Piano di Sorrento, paesino di undicimila anime alle porte di Sorrento. Mia madre, Teresa Castellano, mi ha insegnato il mestiere ereditato da mia nonna, Emilia Starita e dal mio bisnonno Francesco Castellano detto “Ciccio”.

Cosa stai leggendo in questo momento?

In questo momento sto leggendo un saggio dal titolo, Li cuonti, edito dalle Edizioni La Conchiglia di Capri; il testo raccoglie storie, leggende e foto di interesse socio-antropologico sulla società contadina sorrentina durante l’Ottocento e Appuntamento a Positano di Goliarda Sapienza (Einaudi) un’attrice italiana la cui storia mi ha intrigato col precedente testo L’arte della gioia e che ho voluto continuare a conoscere.

Un brano tratto da Il muro di libri:

«Vorrei avvicinare mio figlio alla lettura, cosa mi consiglia?».
«Per un bambino di nove anni Roald Dahl! Lo lasci affondare in tutto quel cioccolato, oppure salti in barca con Jerome, vada a zonzo comodamente seduta in poltrona lei e il bambino, quando ne avrà abbastanza che ne dice di Gianni Rodari?».


Manuela Fiorini colore (1)Manuela Fiorini è nata a Modena il 27 marzo 1975 e ha partecipato al concorso con il racconto La bottega dei libri perduti.

Quando hai cominciato a scrivere?

Credo di avere cominciato a scrivere quando… ho imparato a scrivere. Fin da piccola ho sempre amato scrivere racconti e storie. Ricordo ancora che, alla fine della prima elementare, ho regalato alla mia maestra di allora un quaderno di miei raccontini. Poi, nel tempo, ho sempre continuato a farlo. Ho scritto e scrivo per me stessa, per necessità, per bisogno di dare sfogo alla mia fantasia e dare vita ai miei personaggi e alle mie storie. Poi, a poco a poco, ho iniziato a farlo anche come lavoro (sono giornalista). Avendo tanto materiale, a un certo punto ho preso coraggio e ho deciso che le mie storie dovevano uscire dal famoso cassetto, partecipando a concorsi letterari e pubblicando con piccoli editori, in antologia, romanzi collettivi e solisti. La scrittura ha sempre fatto parte di me. Non saprei vivere senza.

Hai una libreria di fiducia? Quale? 

In realtà, non ne ho una specifica. Mi piace molto girovagare tra le bancarelle dei mercatini, alla ricerca di qualche libro che mi ispiri, oppure in occasione di fiere. Preferisco le piccole librerie indipendenti per il rapporto che si crea con il libraio che conosce i tuoi gusti e sa sempre consigliare il libro che, di sicuro, mi piacerà.

Cosa stai leggendo in questo momento?
Hyperversum di Cecilia Randall. Sono al secondo libro della trilogia.
Un brano tratto dalla Bottega dei libri perduti:

Era pericoloso persino leggere, nel ghetto.  […] Aprì il volumetto logoro e si apprestò a leggere le prime righe. Un colpo di tosse lo fece sussultare. Su di lui incombeva una figura imponente. Si raggomitolò ancora di più su se stesso, tentando di nascondere il libro con un gesto disperato.
«Ci vuole un bel coraggio per leggere un libro in un posto come questo» gli disse lo sconosciuto.


fotoAlessio Innocenti è nato a Tivoli il 24 novembre 1988 e ha partecipato con il racconto Finesia.

Quando hai cominciato a scrivere? 

Tutto è iniziato qualche anno fa, quando con alcuni amici abbiamo dato vita a una rivista culturale, Aspasia, che poi si è trasformata in un blog. Scrivere su Aspasia è stata un’ottima palestra, che mi ha spinto a mettermi alla prova anche nella narrativa. Per ora mi sono dedicato al racconto breve, che ritengo sia un genere con importanti prospettive future, a differenza del romanzo. In particolare, mi hanno sempre appassionato i racconti di Borges e Kafka, mentre solo recentemente ho scoperto quelli di Cortázar; ritengo questi autori, insieme a Calvino, i migliori rappresentanti di quella letteratura fantastica a cui cerco, nel mio piccolo e con tutti i limiti del caso, di ispirarmi.

Hai una libreria di fiducia? Quale?

In realtà non ho una sola libreria di riferimento, ce ne sono diverse, ma mi fa piacere citarne una, la libreria Suspense di Laura Zadra, nel quartiere Trieste a Roma, specializzata in letteratura gialla e noir. È una libreria che ho imparato a conoscere perché da poco più di un anno ha iniziato a lavorarci un mio caro amico, Fabrizio, che si è innamorato del mestiere di libraio in pochissimo tempo. Visto che già in passato lui rappresentava un mio punto di riferimento per tutta la letteratura che non conosco, in particolare quella americana, adesso lo è ancor di più. Anche se su Kerouac voglio tenere duro, nonostante tenti da anni di convincermi a leggere Sulla strada.

Cosa stai leggendo in questo momento?

I quarantanove racconti di Hemingway e Sylvia Beach and the lost generation di Noel Riley Fitch.

Un brano tratto da Finesia:

«Ecco, nella mia libreria a Finesia vendevo solo ed esclusivamente questo testo». Il mio sguardo si spostava irrequieto dal libro al mio interlocutore, indeciso su quale dei due soggetti soffermarsi. «Vendeva esclusivamente i libri di questo autore?» azzardai, cercando di rimediare allo stupore. «No, ha capito benissimo. Nella mia libreria avrebbe trovato solo ed esclusivamente questo libro».


Fabio_MercantiFabio Mercanti è nato a Fermo il 10 giugno 1985 e ha partecipato al concorso con il racconto La sposa di polvere. 

Quando hai cominciato a scrivere?

Su quaderni o agende, racconti più o meno lunghi, mai autobiografici. Nel tempo ho cercato di modellare il mio stile, concentrandomi sulla struttura del racconto e soprattutto sono andato alla ricerca di personaggi che mi potessero aiutare a raccontare le storie che avevo in testa. Fortunatamente ho “incontrato” Guido Conforti, una sorta di mio alter ego professionale, protagonista del racconto La sposa di polvere, di un altro racconto breve intitolato La firma e del mio romanzo Operatori.

Hai una libreria di fiducia? Quale?

La libreria Coletti di Roma, dove lavoro.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho appena finito di leggere Ferito a morte di La Capria (ringrazio ancora chi me lo ha consigliato) e  ho appena iniziato L’uomo che cade di Don DeLillo.

Un brano tratto dal racconto La sposa di polvere:

Guido Conforti non se l’aspettava che la libreria Marcantoni chiudesse i battenti definitivamente. Continuava a sistemare libri, portare scatoloni su e giù dal magazzino alla libreria, parlare con i clienti, prendere ordini al telefono, consigliare libri e correre a destra e sinistra per la libreria, con fare sempre felice e ospitale, tanto da essere considerato da tutti il titolare della libreria.


1443683501807Liliana Peirano, ha scelto di presentarsi con uno pseudonimo, vive a Torino e ha inviato un dipinto di Gauguin come foto da proporre ai lettori. Ha partecipato con il racconto Un consiglio.

Quando hai cominciato a scrivere?

Quando mi è venuta voglia di raccontare i miei viaggi.

Hai una libreria di fiducia? Quale?
Da qualche tempo leggo quasi solo libri digitali (ho fatto un’eccezione per Arcipelago Gulag, che sembra impossibile da reperire in versione ebook. È stato terribile portarsi in giro per mesi quelle millequattrocento pagine). L’ultima libreria che ho frequentato è stata quella che ho citato nel mio racconto, la Massena28. È un posto che non esiste più. Prima che Beppe scomparisse, però, il suo politropo ingegno aveva già dato luce ad altre due librerie indipendenti. L’ultima in cui ha lavorato è stata la Luna’s torta, sempre a San Salvario (caffè, torte, libri. Pare che si possano sfogliare le pagine delle ultime uscite mentre si mangiano cose come hamburger con carne di Bra con chutney di mele e zenzero. Me ne aveva parlato con entusiasmo.) Non ci sono ancora stata, ma la consiglio.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho una cotta per il commissario Adamsberg. Ho accantonato il mio progetto estivo (la missione tutto Nabokov) per leggere i libri di Fred Vargas − anche quelli in cui il commissario non compare. Li leggo in francese, perché ho un rapporto conflittuale con le traduzioni. Ho imparato il francese apposta per casi come questo (lo spagnolo, invece, per García Márquez. Da un paio d’anni sto cercando di dedicarmi al giapponese per Murakami, ma la questione va per le lunghe). Posso aggiungere il titolo del mio libro preferito? È L’uomo che amava i cani, di Padura Fuentes (El hombre que amaba a los perros). Mi piacerebbe parlarne, ma credo di aver esaurito lo spazio a mia disposizione.

Un brano tratto da Un consiglio:

I diminutivi fanno a me quello che l’aglio fa alle streghe, quello che il glutine fa ai celiaci, quello che l’adolescenza combina a certi bei visi di bambino.

La gente che chiama altra gente con un diminutivo (Cris, Massi, Vale) appartiene alla vasta schiera di chi è riuscito a integrarsi nella società, a conquistarsi degli amici. Persone che possono esclamare soprannomi con aria trionfante, proclamando al mondo che loro no, loro non sono isole.


unnamed (1)Andrea Siviero è nato il 31 ottobre 1986 a Moncalieri, in provincia di Torino e ha partecipato con il racconto Farfalle di fuoco.

Quando hai cominciato a scrivere?
Mi dichiaro colpevole. Colpevole di aver avuto la presunzione di scrivere un romanzo che raccontasse di me. Avevo diciannove anni ed ero appassionato di quel genere di libri che si possono considerare romanzi di formazione. Non i romanzi di formazione della grande tradizione letteraria, delle storielle di poco peso, semi-autobiografiche, adolescenziali; quelle storie in cui il protagonista è al centro di tutta una serie di avvenimenti che sembrano incasellarsi perfettamente per coincidere in un finale da sogno, una vita compiuta, una consapevolezza raggiunta, un futuro che può essere solo in discesa. Ho iniziato con la presunzione di scrivere un romanzo così (forse perché a quell’età pensavo che la vita funzionasse più o meno così). Ho scritto una manciata di frasi e mi sono bloccato: è stata un’esperienza terribile pensare alla mia vita e non trovare nulla che valesse davvero la pena di raccontare. Tutto quello che scrivevo era così banale, scontato e, soprattutto, poco sincero: questo è quello che mi viene in mente quando penso ai primi tentativi. Ho smesso di scrivere per un bel po’ di tempo a causa di quel trauma. Poi ho ricominciato a scrivere per il motivo più semplice e banale di tutti: perché mi sono reso conto che quando scrivo sto bene con me stesso. Quando scrivo cerco di liberarmi di una parte di me per guardarla dall’esterno, analizzarla, e capire un po’ meglio come sono. Questa parte di me non è la cronaca più o meno fantasiosa della mia vita, ma sono parti del mio essere. Qualche volta mi meraviglio di quello che viene fuori. Non mi riferisco alla qualità letteraria. Mi meraviglio perché con la scrittura emergono alcune cose che erano dentro di me, un po’ nascoste, che volevano uscire e non le percepivo consciamente.
Un giorno rileggerò queste righe e dirò quanto ero ingenuo quando le ho scritte. Forse dirò che con il passare del tempo è cambiato l’oggetto della mia presunzione, ma io, in fondo, sono rimasto sempre lo stesso: un presuntuoso. L’unica giustificazione che mi darò − perché nella vita sono sempre stato bravo ad accampare scuse − è che ho scritto queste parole di notte, il momento peggiore per scrivere.
Hai una libreria di fiducia? Quale?
Non posso dire di essere un affezionato cliente di una sola libreria. Tuttavia, se penso a delle librerie a cui sono affezionato me ne vengono in mente due: la prima è la libreria Luxemburg, in via Cesare Battisti a Torino. Lì ho trovato un libraio che ha saputo intuire perfettamente i miei gusti letterari in un rapidissimo scambio di parole (mi ha fatto conoscere un autore argentino di cui mi sono follemente innamorato); la seconda è la libreria Comunardi in via Bogino: l’ho scoperta una sera piovosa d’autunno, era un mercoledì e in giro non c’era nessuno; quando ho visto che erano passate le ventitré e il libraio era ancora al lavoro non ho potuto fare a meno di premiare la sua passione e comprare un libro: Fame, di Knut Hamsun.
Cosa stai leggendo in questo momento?
Dostoevskij, I fratelli Karamazov.

Un brano del racconto Farfalle di fuoco:

Quella notte Ledesma aveva sognato sua moglie. Non la donna opaca e appassita degli ultimi giorni, ma la ragazza florida e solare appena arrivata dall’Italia, la ragazza più bella che avesse mai visto, più bella anche di Evita, ed erano in gita sul Paraná. Nel sogno c’era un molo lunghissimo, e in fondo al molo sua moglie, seduta su una barchetta bianca, leggeva un libro.

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