Andar per librerie, Essere librai, La parola al libraio

Vi spiego perché “indipendente” non è sempre sinonimo di qualità: l’intervista a Luana Ciffolilli della libreria Mondadori di Vasto

Come funziona una piccola libreria di catena? Quali sono le differenze rispetto ai grandi megastore? Luana Ciffolilli, proprietaria della Libreria Mondadori di Vasto, racconta molti particolari sul suo mestiere.

Raccontaci la tua storia di libraia, come hai cominciato?

Sette anni fa, a 29 anni, ho aperto una libreria in franchising a marchio Mondadori. Lettrice compulsiva da sempre, con una formazione umanistica alle spalle, ero però completamente digiuna degli aspetti inerenti la distribuzione e commercializzazione del libro. Per questa ragione, una volta accertatami che avrei avuto libertà e autonomia anche laddove avessi optato per una libreria di catena, ne ho aperta una.

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Luana Ciffolilli

Come hai scelto il catalogo della libreria?

Nella scelta del catalogo d’allestimento iniziale sono stata coadiuvata dal franchisor che mi ha supportata e formata nel periodo antecedente l’apertura. L’intento di quest’ultimo non era quello machiavellico di riempire la libreria di titoli dei grandi gruppi editoriali (come alcuni librai di librerie indipendenti so che pensano) bensì quello di fornirmi un catalogo vario e funzionale di base su cui costruire piano piano identità e specificità. Altro intento era quello di non farmi mancare i titoli richiesti dal mercato, non dimentichiamo che una libreria è un’impresa commerciale, è necessario dunque avere ciò che la maggior parte dei clienti richiede. Il catalogo di una libreria comunque non è una lista statica e statisticamente prevedibile è qualcosa di vivo e mutevole che cambia e cresce con la libreria e il bacino di lettori che la frequentano. È qualcosa di soggetto al mercato certo ma anche soggetto alla personalità e ai progetti del libraio che la dirige. Faccio un paio di esempi in tal senso. Sette anni fa, fatto salvo qualche classico della fantascienza, nella mia libreria non c’erano romanzi distopici. Oggi ce ne sono svariati (e vanno dal romanzo di intrattenimento alla letteratura) perché è questo al momento uno dei generi principali con cui gli scrittori indagano e narrano il mondo. Così come gli albi illustrati per l’infanzia e i romanzi per ragazzi all’atto dell’apertura erano relativamente pochi, oggi avendo sia progetti didattici nelle scuole che laboratori per i più piccoli in libreria, sono decuplicati. Questo perché ovviamente il mercato non può essere ignorato, ma se un libraio (che sia indipendente o di catena in tal senso è ininfluente) compie adeguatamente il suo mestiere è in grado di indirizzare e far crescere qualitativamente una fetta del mercato che lo riguarda. Detto questo sì, sono totalmente libera di vendere ciò che voglio e gli editori che desidero. Molto banalmente se domattina mi svegliassi e decidessi di non rifornirmi dei primi dieci titoli in classifica, il franchisor potrebbero storcere il naso ma non potrebbero impormi nulla. Quel che limita la mia libertà di scelta non è essere proprietaria di una libreria di catena, ma il fatto che una libreria è un’impresa (e anche ardua a dire il vero). Come tale a fine anno deve generare utili per me e per chi collabora con me, quindi in tal senso non posso essere sorda alle richieste del mercato, neppure laddove alle mie orecchie non piacesse quello che sentono. Posso però lentamente ma (spero) inesorabilmente, indirizzare qualitativamente le vendite di una fetta di anno in anno sempre più ampia di lettori.

31102408_10214919564775294_6768058852865736704_nChe condizioni hai per quanto riguarda gli ordini? Hai un minimo di spesa da rispettare oppure no?

Sì, gli ordinativi per essere evasi, ovvero spediti, devono raggiungere dei quantitativi, in termine di prezzo di copertina, minimi.

Nella tua libreria i testi sono ordinati per casa editrice o per generi e in ordine alfabetico?

Al momento per generi e all’interno di esso in ordine alfabetico.

Se potessi scegliere, cambieresti qualcosa nel modo in cui gestisci la libreria?

Posso scegliere di cambiare la gestione della libreria in base a come ritengo opportuno, quindi ogni volta che ritengo di dover modificare qualcosa lo faccio.

Promuovi sconti sui libri? È efficace a livello commerciale?

Sì, ma soltanto le campagne di scontistica indette dagli stessi editori. Lo sconto è efficace perché è efficace in generale lo sconto nella vendita, ma non ritengo le campagne di sconto tra i metodi migliori per aspetti essenziali come la fidelizzazione del cliente o la creazione di un bacino di lettori.

C’è spazio per altra merce, oltre i libri?

Sì, c’è e altra merce è effettivamente presente, ma non ho cd né dvd, ho però, ad esempio, dei carillon artigianali in legno, scelti perché anche loro a modo loro narrano una storia.

Secondo te di cosa hanno bisogno i librai italiani?

Credo che tutti noi della filiera del libro abbiamo bisogno di fare il nostro mestiere nel modo in cui era concepito all’origine.

Noi librai dobbiamo selezionare, sfrondare, essere da bussola qualitativa per i lettori nel mare magnum di titoli. In tal senso se gli editori tornassero tutti a fare il loro mestiere invece che immettere selvaggiamente montagne di titoli inutili sul mercato agevolerebbero il nostro lavoro invece che renderlo un’impresa fantascientifica. Abbiamo poi bisogno di curare e far coltivare il bacino di nuovi lettori, avviare progetti didattici nelle scuole, rendere la libreria un luogo in cui in definitiva accadono cose che on line non possono accadere. Necessitiamo però anche di dismettere la spocchia che la nostra categoria ha a volte per i titoli da classifica e la letteratura di intrattenimento, spocchia tra l’altro tipica dei librai italiani. Leggere fornisce gli strumenti per decriptare il complesso mondo che ci circonda, è di consolazione all’esistenza, è vitale per sviluppare empatia, insomma leggere è necessario per svariati motivi che non starò qui a elencare, ma è anche semplicemente un’attività piacevole. Tutti i forti lettori leggono perché prima di ogni altra ragione trovano piacere nel farlo, l’utilità che ne deriva è una sorta di effetto collaterale, un ottimo effetto collaterale.

Abbiamo bisogno di non dimenticarlo.

Cosa pensi della legge Levi?

Mi trova d’accordo anche perché non credo nella scontistica in generale come strumento essenziale per generare fatturato a lungo termine.

31056896_10214919566895347_3907189241603424256_nChe rapporto hai col quartiere? Organizzi eventi?

In libreria organizziamo essenzialmente eventi per i più piccoli, come ad esempio le letture animate di albi illustrati.Ho frequentato il corso di Nn editore “Di lavoro, leggo” perché tra i progetti futuri c’è quello di attivare e condurre un gruppo di lettura. Da diversi anni inoltre insieme all’associazione SideShow mi occupo del “Book & Wine” una rassegna che coniuga vino e letteratura.

Che libri stai leggendo?

Al momento ho da poco concluso “Solo il mimo canta al limitare del bosco” edito da Minimum Fax e sto terminando “Cuori cicatrizzati” edito da Keller, mi attende poi la biografia di Emily Dickinson “Come un fucile carico”.

Sei una lettrice di racconti?

Non particolarmente, fatte salve alcune eccezioni.

Quale raccolta consiglieresti?

Due, a gli antipodi. Cattedrale di Carver e Dieci dicembre di Saunders.

Cosa ne pensi della questione che spesso contrappone librai indipendenti e di catena?

La stessa cosa che penso della questione/contrapposizione grandi editori e editori indipendenti, ovvero che la qualità e l’autenticità la fa il soggetto e non la categoria a cui appartiene e soprattutto che le generalizzazioni sono in ogni ambito fuorvianti. Siamo librai, vorremo giudicare proprio noi dalla copertina? Tra l’altro per quanto concerne le condizioni economiche quali scontistiche e percentuali sul prezzo di copertina, va sottolineato che le librerie in franchising hanno in pratica le medesime condizioni delle indipendenti e non certo quelle che hanno i megastore di proprietà dell’editore.

Intervista a cura di Lorena Bruno

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