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Quando i librai fanno rete, l’intervista ad Angelo Pirocchi dell’Associazione Librerie Indipendenti Milano

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Angelo Pirocchi è uno dei consiglieri dell’Associazione Librerie Indipendenti di Milano, nonché un libraio. L’Associazione punta a valorizzare le librerie indipendenti della città e sono gli stessi librai a gestirne le attività, ognuno secondo le proprie competenze. Ecco come.

A cura di Lorena Bruno

Com’è nata l’associazione? È stato difficile coordinare tutte le librerie indipendenti ai fini di una rete comune?

L’associazione nasce nel 2012 dopo 3 anni di gestazione e conoscenza reciproca. L’occasione è nata dalla presentazione del libro Milano città di libri di Anna Albano e per la prima volta noi librai indipendenti ci siamo ritrovati e ci siamo conosciuti. Quell’anno abbiamo dato vita all’iniziativa “La calda estate dei librai indipendenti di Milano” e poi per qualche tempo abbiamo cominciato a parlare di associarci, ma solo due anni dopo siamo riusciti a fondarla. Le difficoltà sono date dal fatto che siamo indipendenti, ognuno è molto geloso delle sue prerogative. Si trattava di persone che non si conoscevano e che facevano lo stesso lavoro; in questi casi c’è un po’ di diffidenza, possono esserci dei trascorsi di presunti sgarbi o antipatie, ma sono cose che si superano con la conoscenza reciproca, con la frequentazione e con la necessità di avere uno stesso intento, nel nostro caso era far capire al mondo delle catene e della vendita online, presenza sempre più aggressive, che dietro la libreria c’è il lavoro di una persona, il libraio, che è qualcosa che, a nostro avviso, è insostituibile rispetto a un database che comprende tutti i libri possibili. Il libraio seleziona e propone e di solito incontra la passione del cliente. C’è una corrispondenza biunivoca tra il libraio e il lettore, uno scambio prezioso.

Cosa fa l’associazione? Come valorizza praticamente le attività di ogni libreria indipendente?

Noi, dopo un’attenta valutazione, abbiamo fatto un sito internet in cui ogni libreria mette una sorta di carta d’identità, una sorta di modulo deciso a priori che la libreria può compilare a modo suo, con immagini, servizi che offre, eccetera; la pagina Facebook che è il punto di transito di tutte le informazioni sugli eventi in libreria, su argomenti topici, con le collaborazione che l’associazione porta avanti con premi letterari, con Bookcity, Io leggo perché, con il Cepell e con altre entità che si muovono nel mondo del libro e l’account Twitter che rilancia le notizie. Inoltre ci sono varie manifestazioni nel corso dell’anno cui la l’associazione partecipa sia come compagine – ad esempio abbiamo gestito la libreria di Bookcity – oppure delle manifestazioni cui partecipano le singole librerie, come Letti di notte a giugno, Bookpride, e altre manifestazioni che ci danno la possibilità di comunicare all’esterno le prerogative delle singole librerie.

Si tratta, a suo parere, di un modello associativo replicabile in altre città italiane? Cosa dovrebbe fare chi voglia fondare un’associazione analoga altrove?

È assolutamente replicabile, la “molla” sta nella volontà del singolo libraio di mettersi in rete. A mio parere la cosa migliore è organizzare un evento, fare degli inviti e vedere chi si mette in gioco e cominciare a conoscersi, per superare la propria diffidenza. Se si crede che valga la pena far conoscere la figura del libraio indipendente, quello è il terreno su cui fondare tutto. Ogni singola città avrà i suoi problemi, noi siamo stati fortunati perché a Milano ci siamo posti come interlocutori del Comune di Milano e dell’Assessorato alla Cultura con cui collaboriamo e bisogna tener conto del tessuto sociale della città. Ci sono associazioni in varie parti d’Italia, a Bergamo e Torino, penso che prima o poi si struttureranno come noi. Noi riceviamo richieste di consulenza da altre entità molto simili, magari tra vent’anni faremo la federazione dell’associazione dei librai indipendenti. Il terreno giusto per cominciare è locale, di quartiere, perché nella stessa città ci sono le stesse problematiche, magari diverse di quelle di un’altra città. In questo modo si possono fare proposte sulla legge del libro, per esempio, ma bisogna cominciare al livello locale.

Sul vostro sito si legge che tra i vostri obiettivi c’è quello di “rilanciare il mestiere vero del libraio”. Come definirebbe un vero libraio?

Il vero libraio è fa il proprio lavoro con passione, crede che il lavoro non si limiti a vendere ma che ci sia qualcosa in più, data dalla propria capacità di capire le necessità e i pensieri del cliente e soddisfarle nel modo migliore possibile. In qualche caso ha anche la funzione di presidio del territorio, fa dei servizi alla comunità, gratuitamente, organizzando eventi culturali, in un periodo in cui la scuola ha delle responsabilità, il vero libraio è complementare all’insegnante, perché legge e consiglia.

Secondo lei di cos’hanno bisogno i librai italiani in termini legislativi?

Di una legge seria sullo sconto dei libri, quella attuale è stata pensata per tutelare le catene, che in un primo momento non la cercavano, ma dal momento in cui il grande player on line ha fatto la sua comparsa sconvolgendo il mercato, immediatamente è stata fatta questa legge che non tutela le librerie indipendenti, che dovrebbero rinunciare a metà del loro profitto e vorrebbe dire non poter pagare né collaboratori, né affitti. Una legge seria può essere fatta sul modello di quella tedesca o di quella francese, (la prima prevede lo 0% di sconto per i primi tre anni e la seconda uno sconto del 5% al massimo), per essere alla pari senza avere il ricatto dello sconto. Tra l’altro questa prassi si verifica solo nel mercato editoriale, non ho mai visto nessuno che al supermercato e contratta il prezzo della merce, è il mercato che decide; nel caso del libro è l’editore che fissa il prezzo, ma con la legge Levi i libri sono aumentati di prezzo per poter poi, in un secondo momento, considerare lo sconto. Questo ha penalizzato i lettori, secondo me invece dovrebbero esserci degli incentivi, come l’abbassamento della Tares, della Tasi o dell’Imu per chi affitta la bottega a una libreria, degli incentivi tangibili che vogliono dire l’attenzione dello Stato per questo lavoro che le librerie fanno, ossia un presidio culturale sul territorio. Non siamo solo librai, qui alla Libreria Militare, siamo anche editori, e siamo gli unici ad aver tolto i nostri libri dai siti di vendita on line per gli sconti con cui venivano proposti e che erano un insulto ai librai nostri colleghi che li vendono, quindi li abbiamo proposti solo su determinati siti con cui abbiamo accordi precisi: non vogliamo che il prezzo sia la leva per la decisione del posto in cui comprare un libro, per noi bisognerebbe comprarlo dove ci si sente serviti dal libraio.

Quali costi richiede l’associazione e come si mantiene?

C’è la quota associativa annuale di 200 € il primo anno, dato che avevamo più costi e di 150 € l’anno a libreria. L’associazione vive delle sue quote, una volta coperti i costi del sito internet, dei segnalibri e dei manifesti non abbiamo avuto bisogno d’altro. In futuro potremmo fare dei progetti finanziati, come onlus, mirati alla diffusione del libro e della lettura. Tutti i soci che prestano lavoro lo fanno a titolo di volontariato.

Cosa c’è sul suo comodino al momento?

Un vecchio romanzo che sto rileggendo, Vortice di Larry Bond.

@Lorraine_books

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