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Marco Cavaliere intervista Giancarlo Di Maio della libreria Dante & Descartes

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Marco Cavaliere, vincitore del nostro concorso letterario, ha scelto di spendere il suo premio alla libreria Dante & Descartes di Napoli, nella sede di piazza del Gesù; allora abbiamo colto l’occasione e gli abbiamo chiesto di intervistare il libraio. Buona lettura!

In questo pomeriggio Napoli è grigia, battuta da un grecale che scuote gli alberi, ma che non alza mare nel Golfo. I primi zampognari, in anticipo su tutti, passeggiano per piazza del Gesù Nuovo. Natale è ancora lontano, ma si avvicina inesorabile nell’autunno tiepido e malinconico.

Giancarlo Di Maio, il libraio della Dante e Descartes, è indaffarato a ordinare libri e si lamenta dell’ingegnere che dirige i lavori di restauro dello stabile dove ha sede la libreria. Hanno montato le impalcature in modo che le vetrine si riescono ad aprire poco. «E proprio sotto Natale…» dice Giancarlo scuotendo la testa. Mi racconta che l’ingegnere gli ha anche detto che non ha motivo di preoccuparsi, che tanto li comprerà lui i suoi libri. Uno sfottò amaro, più che una beffa. Simbolo di quanto peso e valore si dà alla cultura in Italia in questi ultimi tempi, concordiamo.

Poi gli faccio qualche domanda, prendiamo un caffè ordinato al bar di fronte, e Giancarlo si scioglie. Ha più o meno la mia età, a metà tra i venti e i trenta, ma ascoltandolo mi rendo conto che questa professione ti fa maturare in fretta, per ciò che vivi e per tutti i libri che leggi.

Poi, a fine intervista, proprio mentre lo sto per salutare e fare un paio di foto per congedarmi, entrano nella piccola e calda bottega un gruppo di fiorentini, guidati da un signore con un pullover beige che gestisce una libreria indipendente a Firenze. Si tratta di un amico, nonché collega di Raimondo, il padre di Giancarlo, che intanto ci ha raggiunto alla Dante & Descartes di Piazza del Gesù. Le signore fiorentine acquistano i libri di Erri De Luca e di Domenico Rea; Giancarlo e Raimondo regalano sorrisi, ricordi e storie di tempi antichi, cartoline uniche di una Napoli libraia che sento viva e intramontabile, fiera e in lotta.

Quando è iniziata la vostra carriera di librai?

La libreria Dante & Descartes apre i battenti nel lontano 1984 – io non ero ancora nato –, la prima sede era a due passi da quella centrale; nel 1990 ci siamo spostati in una sede più grande. Nel 2011 comincia la mia avventura in solitaria qui a piazza del Gesù. Noi trattiamo da sempre sia libri nuovi che usati, è la formula che ci caratterizza; esponiamo un catalogo che compiliamo ogni tre-quattro mesi e spediamo in tutta Italia: la nostra vera missione è quella di far girare antichi dovunque nel nostro paese, quello che fa quel grosso rivenditore on line che si chiama Amazon, i piccoli librai come me lo fanno da anni. Non c’è posto in cui non arrivano i nostri libri e questo ci inorgoglisce molto.

Qual è il rapporto che avete instaurato con i quartieri in cui hanno sede le librerie?

Da sempre le nostre librerie si trovano nel centro storico di Napoli: una in via Mezzocannone, una qui in pieno centro a piazza del Gesù e poi per sette-otto anni abbiamo avuto una libreria in quella che è per eccellenza la strada dei librai di Napoli, insieme a via Mezzocannone, ossia via Port’Alba, che abbiamo chiuso per difficoltà di gestione. In entrambi i posti negli ultimi anni hanno chiuso parecchie librerie, talvolta hanno trovato spazio altre attività di street food. Oggi non c’è più quella sfilza di librerie, sono legato ai libri e da napoletano mi dispiace moltissimo assistere alla chiusura di una libreria.

Quali sono le case editrici che prediligete?

Cerchiamo di dedicare molta attenzione alle case editrici indipendenti che ultimamente vengono schiacciate da realtà più grandi, quindi crediamo che prediligere l’editoria di qualità (sia nelle piccole che nelle grandi realtà) sia un altro tratto che ci caratterizza. L’attenzione alle piccole case editrici per una piccola libreria è fondamentale, altrimenti vorrebbe dire non capire il senso del mestiere che facciamo; allo stesso tempo non si possono disdegnare i grandi editori a priori e quindi cerchiamo di scegliere il meglio. Sarebbe impensabile per una libreria come la nostra accettare – o farsi propinare, oserei dire –tutto ciò che esce, sarebbe ingestibile, ma non ho mai negato alcun libro a nessuno, qui si può ordinare tutto. Abbiamo anche noi una piccola casa editrice, è il naturale sviluppo del lavoro di libraio, chi meglio di un libraio può sapere che libri pubblicare?

Fate lo sconto?

Sì. Mi ricordo un libro di Robert Walser, I fratelli Tanner, in cui il protagonista del libro si presenta a un libraio e dice “Caro signor libraio, io so quando far levitare i prezzi, so quando abbassarli”, intendendo che avrebbe saputo aumentare i prezzi per chi aveva soldi abbastanza, allo stesso modo avrebbe saputo abbassare un prezzo per una persona poco facoltosa che avesse avuto voglia di leggere un libro. Ovviamente mi riferisco a libri non nuovi.

Cosa ne pensi della legge Levi?

Dato che questa legge limita lo sconto al 15%, un lettore potrebbe pensare che sia illiberale, in realtà doveva essere una legge che servisse a tutelare le piccole librerie, sul modello francese. Nonostante questo però si sono trovati mille escamotage per aggirarla, specie nelle grandi catene di librerie e quindi non ha avuto l’effetto sperato.

Esiste a Napoli una realtà che riunisce i librai indipendenti in un’associazione locale? Trovate che fare rete fra librai potrebbe aiutarvi?

Purtroppo a Napoli non esiste niente del genere, storicamente come figlio di libraio ho visto mille belle idee tramontare, non siamo mai riusciti ad associarci, per diversi motivi. Per il resto, grazie ai social, possiamo far parte di gruppi che raccolgono librai italiani in cui ci si scambia idee, ci si confronta, si chiedono consigli; su Facebook sono in contatto con librai che non ho mai incontrato, ci diamo comunque suggerimenti, è un rapporto quasi quotidiano.

Quali sono le difficoltà del vostro mestiere?

Una in particolare non la saprei dire, credo che le difficoltà siano al livello nazionale, non credo che dipenda da questioni legate più a una realtà del sud rispetto a una del nord; a Napoli c’è una cultura del libro molto forte, radicata. È difficile conoscere tutti i libri, comunicare in modo efficace la passione per un testo e non fare del proprio mestiere mero commercio: sono tante le difficoltà del fare i librai, sicuramente non siamo aiutati dalle istituzioni, né locali, né nazionali. Credo che sia importante tutelare certe attività storiche, tra cui le librerie, che fanno parte del patrimonio culturale di una città. A Parigi le vecchie botteghe, ad esempio, hanno facilitazioni per quanto riguarda gli affitti.

Che stai leggendo?

Sto leggendo un libro di uno dei miei autori preferiti, Joseph Roth, si chiama Tarabas, un ospite su questa terra. Parla di un ufficiale russo di origine ebrea che affronta mille peripezie a New York e che torna in Russia, trovandosi nella fase tra il regno degli zar e la rivoluzione. Un’epopea straordinaria.

Qual è il titolo più venduto nella vostra libreria in questo periodo? E quello di sempre?

In questo periodo diversi titoli vanno bene, come Il più e il meno di Erri De Luca. Tra i cavalli di battaglia della libreria trovano posto La vita agra di Luciano Bianciardi, Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal e Le storie e leggende napoletane di Benedetto Croce, che, per la zona in cui si trova la libreria, non possono proprio mancare.

Ho apprezzato le iniziative che avete portato avanti a favore di Erri De Luca, secondo me le librerie dovrebbero fare anche questo, come centro di cultura.

Nel caso specifico di De Luca abbiamo proposto molte letture, abbiamo lanciato l’hashtag #iostoconErri. Sicuramente una libreria deve affiancare la vendita dei libri a tutta una serie di iniziative che non possono mancare, deve anche essere un luogo d’incontro per i lettori, di aggregazione. Punto sempre sul fatto che un lettore che acquista davanti a un monitor è solo, mentre chi viene in libreria può confrontarsi con il libraio o semplicemente trovarsi in mezzo ad altri libri cui magari non farebbe caso navigando on line.

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