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Librai in corso, l’intervista ai fondatori dell’associazione culturale

 

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Sono librai, sono amici e hanno le idee chiare su quali sono le competenze indispensabili a un bravo libraio. Per questo Salvatore di Maio, Giancarlo Piacci e Piero Rocchi hanno fondato Librai in corso, un’associazione culturale che si occupa di formazione. Li ho intervistati per saperne di più.

Com’è nata l’idea di fondare la vostra associazione? Quali sono gli obiettivi del vostro corso?

Anzitutto l’idea è nata dalla passione e dall’amicizia che ci lega. Ci siamo conosciuti nel 2010 e da allora non abbiamo mai smesso di confrontarci, di scambiarci impressioni e valutazioni sul nostro lavoro. Abbiamo viaggiato molto, visitando librai e librerie, nel tentativo di farci un’idea chiara sul mercato del libro in Italia; un’idea che andasse anche oltre le statistiche delle riviste specializzate. Abbiamo incontrato moltissimi librai con idee innovative e con alcuni di loro abbiamo dato vita a prolifiche collaborazioni. Quando abbiamo riportato a casa questo bagaglio di esperienze non abbiamo potuto fare a meno di notare come, in molti casi, le nuove sfide a cui siamo chiamati a rispondere vedono poche risposte, per lo più isolate. L’arrivo dei megastore, la caduta inesorabile degli indici di lettura, gli affitti sempre più alti, l’approccio ai consumi culturali, il moltiplicarsi delle pubblicazioni, il diversificarsi dei luoghi di vendita alternativi alla libreria sono delle variabili cardine attorno a cui costruire una riflessione per ripensare il nostro lavoro nel prossimo futuro. Riteniamo che le librerie non appartengano affatto al passato ma, al contrario, abbiano ancora molto da esprimere sia come presidi culturali che come veicoli di nuove idee e conoscenze: per questo abbiamo dato vita a Librai in Corso. Siamo convinti che occorra una formazione nuova, al passo con questi cambiamenti. Da qui nasce l’idea di dar vita a un corso intensivo per librai in grado di connettere esperienze differenti e di fornire strumenti necessari per muoversi nel mondo del mercato librario. Non bisogna dimenticare che compito ultimo del libraio è quello di dare un valore aggiunto al libro, un valore che nessun algoritmo può sostituire. Pertanto, ben vengano nuove tecnologie, sperimentazioni, incubatrici di nuove idee, ma in ultima istanza crediamo sia ancora e sempre il libraio a fare la differenza. Ecco la ragione per cui puntiamo sulla qualificazione professionale.

Quali sono i punti cardine dei vostri insegnamenti: cosa è essenziale sapere per una persona che in questo momento vuole acquisire le giuste competenze per fare il libraio?

Di solito l’idea che si ha della libreria è, per i non addetti ai lavori, un’idea romantica. Si è affascinati dal profumo della carta, dalla passione per le collane, dalla volontà di raccontare storie che l’umanità ha da migliaia di anni. Questa passione è senza dubbio un punto di partenza importante e adeguato, ma non basta. La libreria è a tutti gli effetti una azienda che ha i suoi costi e le sue regole economiche. Soprattutto in fasi come quella attuale, necessita di una attenzione e di una competenza sotto il profilo dei conti per garantirne la sostenibilità. Possiamo dire che sia essenziale volersi mettere in discussione; la volontà di ripensare il proprio rapporto con i libri è un prerequisito fondamentale per fare di un amante della letteratura, un libraio.

Com’è nata la collaborazione con Zerocalcare?

Michele lo conosciamo da anni, da prima che divenisse un fenomeno. È sempre stato un amico disponibile e intelligente con cui confrontarsi e non è cambiato. È un grande lettore, divora di tutto. Ama i noir. Conosce gli scaffali della maggior parte delle librerie romane e le seleziona in base al personale e all’assortimento. È quello che potremmo chiamare un lettore “fortissimo”, per cui ha un’idea molto chiara della realtà delle librerie. Quando gli abbiamo parlato dell’associazione e del conseguente percorso formativo, ci ha subito sostenuto con la semplicità e la disponibilità che gli sono proprie.

Secondo voi di cos’hanno bisogno i librai italiani?

Di ripensarsi, di rimettersi in discussione. Negli ultimi anni i megastore hanno smesso i panni della libreria, relegando i libri ad una merceologia tra le tante. La forza delle librerie indipendenti crediamo sia nella capacità di non inseguire questo modello, di differenziarsi. Di caratterizzare il catalogo con una dialettica e una plasticità nei confronti del territorio e della realtà in cui è calata. Inoltre, ci sono molti esempi di librai in grado di inventare eventi innovativi che fanno della libreria il vero cardine culturale del territorio. Negli Stati Uniti, dopo un periodo nero, le librerie indipendenti hanno ripreso a fatturare numeri importanti a discapito dei grandi gruppi. La loro capacità è stata quella di “fare rete” tra loro e di puntare a occupare uno spazio di cui nessuno voleva più occuparsi: quello culturale. Ciò ha fatto di loro un riferimento unico sul territorio in cui sono calati. È chiaro che nessuna esperienza è sovrapponibile a contesti diversi con i medesimi risultati, eppure occorre sempre imparare da ciò che avviene altrove. Ad esempio staremo a vedere cosa accadrà con la prossima apertura annunciata di 400 librerie Amazon in America.

In cosa consiste il progetto “Librai in fiera”?

Librai in Corso ci ha dato la possibilità di girare molto, prima e dopo la sua fondazione, e di confrontarci con i librai, ma anche con gli editori. Abbiamo notato quanto sia difficile per piccoli e medi editori, le cui risorse e il cui personale spesso sono esigui, riuscire a seguire tutte le fiere senza interrompere il lavoro della casa editrice. Insieme ad alcuni amici-colleghi con alle spalle decine di fiere, ci è venuta l’idea di rappresentare completamente le case editrici, garantendo loro personale molto competente e impeccabile sul catalogo − cioè librai − nonché l’allestimento stesso dello stand a un prezzo molto competitivo. La gestione dello stand non solo garantisce la possibilità di non mobilitare tutti gli effettivi e di proseguire il lavoro nella casa editrice, ma anche di utilizzare la fiera per prendere contatti e inspessire relazioni senza dover essere relegati per ore allo stand.

Dite il nome di un autore che secondo voi meriterebbe più attenzione.

Al momento Kent Haruf con la sua Trilogia della pianura, NNEditore. Speriamo che gli tocchi la stessa fortuna del grandissimo Stoner di Williams.

Cosa state leggendo in questo periodo?

Dopo la guerra di Hervé Le Corre, edizioni e/o. Bellissimo… aspettando Kobane calling di Zerocalcare, ovviamente!

Intervista a cura di Lorena Bruno

@Lorraine_books

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