Editoria, Essere librai

La revisione della legge Levi: cosa si è detto all’incontro al Salone del Libro di Torino

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Breve cronaca degli interventi più significativi all’incontro dal titolo “La revisione della legge Levi e i suoi riflessi sul mercato del libro”, curato dall’Associazione Amici del Salone del Libro in collaborazione con l’Osservatorio degli Editori Indipendenti e moderato da Andrea Palombi, direttore editoriale di Nutrimenti.

A cura di Lorena Bruno

 

L’intervento di Paolo Ambrosini. Il confronto si è concentrato su come rivedere la legge Levi, anche in relazione al profondo cambiamento del mercato negli ultimi anni. Paolo Ambrosini dell’Associazione Librai Italiani ha parlato della necessità che vi siano regole più chiare, ha descritto il modo in cui, con la legge Levi, ci sia stata una fantasia creativa sulle attività di promozione del libro, che purtroppo sono andate a danno di una parte della filiera, le librerie. Oggi il libraio si trova in una situazione di autosfruttamento, in cui è spesso costretto a chiedere sacrifici anche ai suoi collaboratori, ad esempio. Ambrosini ha poi ricordato il dato dei 13 milioni di italiani senza librerie e quello dei lettori in calo, lamentando la diminuzione del margine di guadagno da parte dei librai; ancora ha detto di come i librai si siano uniti per elaborare la proposta che è all’attenzione delle istituzioni e dell’Associazione Italiana Editori. Se non dovessero arrivare risposte dalla politica, ha aggiunto, per i librai la situazione continuerebbe a essere insostenibile, in un sistema in cui l’editore stabilisce un prezzo ma, allo stesso tempo, crea le condizioni per cui quel margine di guadagno per i librai diventa esclusivamente teorico.

Le parole di Bruno Mari. Il vicepresidente del Gruppo Giunti, ha introdotto il suo intervento con una riflessione sui cambiamenti del mercato in seguito all’applicazione della legge Levi, ossia su come hanno reagito le librerie, l’e-commerce e la Grande Distribuzione Organizzata: il mercato nel tempo ha perso il 15% per vari fattori, come la crisi economica, la concorrenza che il tempo trascorso al cellulare fa a quello dedicato alla lettura e la chiusura delle librerie. Per certi versi, ha osservato, la legge Levi è stata efficace, per altri non ha tutelato le librerie indipendenti e non ha avuto un impatto fortissimo sulla GDO. Mari ha aggiunto che si dovrebbe intervenire su aspetti problematici come la riduzione dello sconto e ripensare la modalità della promozione; la legge Levi ha fissato lo sconto al 15% in molte realtà, ha sottolineato Mari, che ha anche parlato del fatto che in moltissime località italiane la GDO è l’unico «presidio culturale» e che nel tempo potrebbe ridursi a proporre esclusivamente i libri che si trovano in cima alla classifica delle vendite.

Palombi ha osservato che le librerie indipendenti francesi non possono scontare oltre il 5%, che godono di buona salute e sono più di 2000, riportando così l’attenzione sul margine di sconto.

18519491_10212659651744406_6855188995690439139_nIl contributo di Federico Motta, presidente dell’AIE. Motta ha esordito affermando: «Proposte non ce n’è», ricordando poi il convitato di pietra che non era ancora stato menzionato, ossia Amazon, che rappresenta il 10% del mercato. È difficile riflettere sulla legge Levi, ha detto, senza pensare a come è cambiato il mercato da quando Amazon opera in Italia, di cui però non abbiamo i dati ufficiali. Il prezzo medio di copertina è diminuito di circa 2,60 € rispetto a prima. L’intervento di Motta si è poi concentrato soprattutto sui dati illustrati da slide: tra il 2010 e il 2016 il mercato ha sofferto, in calo del 15%, mentre negli ultimi anni c’è stata una leggera tendenza alla crescita, di basso indice, se pensiamo che legge solo il 40% degli italiani. Ha inoltre sottolineato il problema dei bassi acquisti da parte delle biblioteche, fanalino di coda in Europa. Fino al 2010 il mercato del libro ha subito l’andamento negativo dell’economia del Paese, ha affermato Motta; quanto alla GDO, il problema del calo delle vendite non è legato alla legge Levi, ha osservato, ma si è verificato negli ultimi 2-3 anni. Sarà un problema di mercato? Uno sconto fisso ha fatto sì che questo non fosse più percepito come un vantaggio? Sono 2000 i territori in cui si acquista libri solo nella GDO, ha ricordato, dato che sono moltissimi quelli in cui non ci sono librerie, ultimo promotore del libro. «Non credo che la riduzione dello sconto al 5% sia la soluzione del problema – ha affermato – ciò non vuol dire che io sia contro, ma non possiamo ragionare in termini risolutivi col 5% di sconto, bensì nell’articolazione di interventi che facciano sì che tutta la filiera ne risenta positivamente». Bisogna vendere più libri, ha poi concluso, osservando che le librerie indipendenti non applicano lo sconto, a differenza di Amazon, ma Amazon raggiunge certi risultati perché arriva dove non ci sono punti vendita e fa un ottimo servizio; è senza dubbio un partner interessante, ha aggiunto, anche per gli editori indipendenti. I dati dimostrano che la vendita nella GDO è in calo, è in crescita nelle librerie di catena e in diminuzione nelle librerie indipendenti: il dato sulla chiusura delle librerie indipendenti non svela però quali di queste siano entrate a far parte di un franchising dopo la chiusura. Motta insiste quindi sull’importanza del ruolo della GDO, in cui si potrebbe promuovere la lettura con una scontistica studiata appositamente. Ha poi fatto presente il bisogno di una riforma che comprenda la detrazione fiscale: il cinema riceve dallo Stato 400 milioni di euro l’anno, che rappresenta solo una parte del settore dell’editoria, gli editori non chiedono tanto, conclude Motta, la detrazione fiscale basterebbe.

L’intervento di Cristina Giussani. Dopo l’intervento di Motta, è stata la volta di Cristina Giussani, presidentessa del Sindacato Italiano Librai, secondo la quale bisogna «promuovere la promozione della lettura». In un tavolo allargato, ha affermato, bisogna rendere partecipi anche le biblioteche, per questo bisogna confrontarsi con le amministrazioni, sia nei comuni, quanto nei ministeri. La legge Levi è stata fatta in contemporanea all’ingresso di Amazon nel mercato italiano, ha osservato Giussani, aggiungendo poi come in Regno Unito Amazon abbia il 60% del mercato e le librerie indipendenti siano diminuite drasticamente. Portando lo sconto al 5%, ha affermato, e facendo sì che la distribuzione aiuti a rendere un servizio efficiente allo stesso modo, anche i librai potrebbero raggiungere certi risultati. Giussani ha poi affermato di non essere sicura che la GDO abbia bisogno di ulteriori sconti: «non vogliamo che smetta di vendere, perché resta un settore in cui si promuove la lettura, che crea lettori nuovi», ma se vendesse libri proponendoli diversamente il risultato sarebbe positivo per tutti, ha concluso.

L’intervento conclusivo di Flavia Nardelli. Ha poi preso la parola la presidentessa della commissione cultura della Camera dei Deputati Flavia Nardelli, che ha ricordato come il Salone del Libro di Torino sciolga nodi importanti. La legislazione sta finendo, ha ricordato, ma l’intenzione è quella di sfruttare il tempo disponibile. Le conclusioni comuni, ha detto, sono molteplici: bisogna anzitutto aumentare il numero dei lettori e per farlo è stato creato il patto per la lettura con i media, il bonus da 500 € nato dall’intuizione di investire sia nella sicurezza che nella cultura, per far crescere la domanda da parte dei 18enni e l’offerta. La crisi delle librerie genera quella delle biblioteche, ha aggiunto, le loro offerte sono molto differenti e di sicuro le biblioteche scolastiche rappresentano un nodo importante per l’aumento dei lettori. Ha concluso con una provocazione, la proposta per cui i librai potrebbero collaborare con Amazon.

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