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Intervista ai librai di Tempo Ritrovato Libri a Milano

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A inizio ottobre, in Corso Garibaldi a Milano, ha aperto Tempo Ritrovato Libri. Una realtà che nasce dal trasferimento e della rielaborazione del Bistrò del Tempo Ritrovato, punto di riferimento per molti anni dei lettori milanesi. Abbiamo contattato i librai e ci siamo fatti raccontare qualcosa su questa nuova libreria indipendente di Milano.

Chi sono i librai di Tempo Ritrovato Libri?

La libreria nasce dalla trasformazione del Bistrò del Tempo Ritrovato, caffè-libreria attivo a Milano dal 2007 al 2016. Crediamo che lo scambio reciproco sia ancora oggi l’atto fondante e fondamentale di una società civile. E perché non iniziare a contribuire allo scambio a cominciare dalle personali esperienze di lettura all’interno di una libreria piccola e indipendente?

Con il trasferimento da via Foppa a Corso Garibaldi abbiamo deciso di concentrarci esclusivamente sull’attività libraria puntando su piccoli editori, anch’essi indipendenti, che mettono tutta la loro passione nel proporre testi e autori in cui credono.

Negli ultimi anni pensiamo che l’idea di libreria abbia subito una grande mutazione: da luogo di semplice vendita a vera e propria piazza caratterizzata da un alto livello di contaminazione culturale, ossia il reciproco scambio tra libraio, lettori, scrittori e editori. Noi siamo convinti che questa sia la strada da seguire per favorire la diffusione della lettura.

Noi di Tempo Ritrovato Libri crediamo che l’importanza della lettura vada affermata e sostenuta ogni giorno, soprattutto in Italia; ci mettiamo quindi al servizio della città, insieme alle tante altre librerie indipendenti nate in questi ultimi anni e ci proponiamo come nuovo e ulteriore presidio in cui ognuno può ritrovare del tempo per se stesso e gli altri, isolandosi per qualche momento dal caos cittadino. È per questo che ci chiamiamo così!

Diteci come nasce il vostro logo.

Il nostro logo è formato da due caratteri, t e r, iniziali del nome che abbiamo scelto. I caratteri, se ci fermiamo a riflettere, sono le particelle elementari di ogni parola, di ogni frase, di tutti i racconti. Molto spesso, leggendo, non ci soffermiamo a osservarli, non li ammiriamo come forse meriterebbero e, spesso, ne ignoriamo la storia. Proprio per sottolineare l’importanza dei caratteri abbiamo deciso di farne il punto focale del nostro logo e poiché parliamo di libri, abbiamo deciso di scegliere il Garamond, carattere che prende il nome dal tipografo francese Claude Garamond, vissuto nel Cinquecento, che a sua volta si ispirò al lavoro realizzato anni prima da Francesco Griffo, anch’esso tipografo ma di Bologna, che inventò il cosiddetto carattere italico. Quasi tutti i libri stampati in Italia utilizzano il Garamond.

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Anche per noi di Racconta un libraio la lettura va sostenuta ogni giorno con i fatti e riteniamo che le librerie indipendenti siano dei veri e propri avamposti culturali. In tal senso, come pensate di interagire con il quartiere che vi ospita? 

Attraverso un’offerta selezionata. In Italia vengono pubblicati ogni settimana molti titoli, forse troppi per quello che è il bacino di lettori, e la qualità non sempre è delle migliori. Pensiamo sia fondamentale fare delle proposte selezionate, sicuramente differenziate per genere e tipologia di clientela, ma che abbiano in comune un alto livello qualitativo.

La contaminazione culturale di cui parlavo prima dovrà essere sviluppata attraverso le varie iniziative che proporremo. Presentazioni di libri, certo, ma anche incontri con gli editori per presentare la casa editrice e il catalogo, corsi brevi di letteratura, di cinema, gruppi di lettura, incontri con le scuole e interazione con gli insegnanti. Se vogliamo andare ad aumentare la base di lettori, è fondamentale avvicinare alla lettura le nuove generazioni.

Contaminare, ma anche, se non soprattutto, essere contaminati e quindi ascoltare chi ci parla per capire e per avere nuove idee da proporre.

La tecnologia ci ha messo nelle mani degli strumenti incredibili, mi sto riferendo a internet e ai social network, dei quali però intravediamo, oltre alle potenzialità, anche i grossi rischi. Non siamo nativi digitali e per questo soffriamo di una innata diffidenza verso tutto ciò che non prevede un contatto umano, verso tutto ciò che non contempla uno sguardo, un abbraccio e un’emozione. Li useremo, ma solo nella misura in cui tutto ciò sarà funzionale a fare entrare le persone nella nostra libreria, per parlare, per ascoltare, per essere contaminati.

Qual è il criterio con cui selezionate i libri da mettere a scaffale?

Quando abbiamo deciso di aprire la libreria in corso Garibaldi, la prima idea che abbiamo avuto per distinguerci è stata quella di dare una vetrina, in una zona molto centrale e di forte passaggio, a quelle piccole e medie case editrici che, pur essendo presenti con qualche titolo nelle librerie di catena, non avevano la possibilità di mostrare una ampia fetta del loro catalogo. Abbiamo quindi incontrato e dialogato con ogni singolo editore che è oggi presente in libreria. Li sentiamo parte della nostra squadra insieme a tutte le case indipendenti che propongono una scelta oculata di titoli.

Quali sono i libri che state leggendo in questo periodo?

Io, Luca, ho appena concluso La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead (Sur).

Deborah: L’angolo del mondo di Mylene Fernández Pintado, (Marcos Y Marcos) e Le prime quindici vite di Harry August di Claire North, (NN Editore).

Bianca: Ricerca sul campo di Mischa Berlinski, (Granvia).

Giuliano ha finito Gustav Sonata di Rose Tremain, (66thand2nd).

 

Intervista a cura di Andrea Siviero

 

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