Andar per librerie, Essere librai, La parola al libraio

Tempo ritrovato a Milano, un anno dopo

Tempo ritrovato è una bella libreria in Corso Garibaldi a Milano, a due passi dalla Pinacoteca di Brera. Un anno fa Andrea Siviero li aveva intervistati in occasione della nuova apertura ed eravamo curiosi di come fosse andata, così ci sono tornata poco tempo fa, e ho trovato un luogo accogliente in cui si svolgono incontri a tema letterario, e dove la selezione è particolarmente curata. I libri sono ordinatamente disposti su scaffali di legno, le pareti sono bianche, semplici, solo spicca una citazione tratta da Borges sulla felicità che i libri possono offrire. Ne ho approfittato per fare due chiacchiere con la libraia Deborah Allodi e per chiederle di raccontarmi la sua storia, intrecciata com’è a quella della libreria.

La storia della libreria

«Tempo ritrovato era un bistrot con un angolo libri particolarmente ampio,» comincia, «nato nel ‘97 in un altro quartiere. Per il settore non era un periodo facile e quindi abbiamo cominciato così la nostra attività; nonostante la proposta gastronomica fosse curata nei minimi dettagli, l’obiettivo è sempre stato quello di gestire un posto interamente dedicato ai libri». L’apertura del cantiere della metro, proprio in via Foppa, incide sulla libreria, che chiude dopo poco tempo. In seguito, quello che sembra essere la fine, diventa un’importante opportunità: «La precedente amministrazione comunale, in conseguenza dell’impatto dei cantieri M4, ha creato un bando specifico per quelle attività che erano state danneggiate dai cantieri e ha messo a disposizione una serie di location alternative per aprire un secondo punto vendita, piuttosto che per un trasferimento. Nel nostro caso si è trattato di un vero e proprio trasferimento. Abbiamo ‘vinto’ questa location e deciso di aprire una vera e propria libreria».

3 librerie in un pochi metri

Eravamo sedute nella sala più piccola, quella dove si trovano i saggi, i graphic novel, i gialli e un po’ di classici, mentre pensavo alle librerie che ci sono qui intorno: la libreria del mondo offeso e la Red Feltrinelli si trovano nel raggio di poche decine di metri. E infatti Deborah ha aggiunto: «In concomitanza all’avvio della libreria, abbiamo saputo che avrebbe aperto una Red Feltrinelli qui a pochi passi, ma questo non ci ha dato problemi, perché la loro è un tipo di offerta diversa, crediamo che ci sia spazio per tutti, che quando una libreria apre è sempre positivo: stiamo vivendo bene questo momento».

Ho trovato molto lungimiranti le parole di Deborah, l’atteggiamento più giusto per gestire una libreria, secondo me, coincide col suo: tutto sta nel saper diversificare l’offerta e rendere la libreria un luogo vivo. Trovo anche che la selezione dei libri sia veramente invitante e le chiedo come procedono nella scelta dei titoli e come sia il loro rapporto con le case editrici, e allora mi racconta un bellissimo percorso.

La scelta dei titoli

«Per un anno abbiamo studiato le case editrici, abbiamo viaggiato per le fiere del libro in tutta Italia, conoscendo singolarmente gli editori per capire le scelte editoriali; molti li conoscevamo già, molti altri li abbiamo conosciuti perché la curiosità intorno al libro per noi è sempre stata molto forte: leggiamo la stampa specializzata, non ci accontentiamo della recensione del libro, andiamo oltre: se un libro non trova riscontro presso di noi è difficile che lo trovi nel cliente, perché si vende il libro che si conosce e che si è amato, altrimenti ti giochi la fiducia del cliente».

Quindi chi viene alla Tempo ritrovato può gironzolare per una libreria ariosa dove i volumi sono impilati per casa editrice, dove lo spazio agli editori indipendenti è moltissimo, dove può sempre contare sul consiglio dei librai e, perché no, accomodarsi in poltrona a sfogliare qualche titolo per rilassarsi e ritrovarsi.

Deborah non è l’unica libraia: si trova in buona compagnia, le chiedo di parlarmi dei suoi colleghi per saperne di più.

I librai, gli eventi e due parole sulla legge Levi

«Siamo in 4, io, mio marito, Giuliano e Bianca, tutti forti lettori di generi diversi. Chi viene qui trova soprattutto narrativa; la saggistica è presente ma in misura minore: talmente ampia e specialistica che avremmo bisogno di molto più spazio; la narrativa ci appassiona di più e la conosciamo meglio. Sono presenti piccole e medie case editrici, alcune piccolissime, ma molto interessanti; tendenzialmente quando entra qualcuno non lo disturbiamo, Tempo ritrovato, nel suo nome, accoglie il concetto del tempo per sé, che può essere anche fare un giro in libreria e sedersi a sfogliare un libro; se invece ha bisogno di un consiglio “subirà” le nostre interviste:  regalare un libro non è semplice, ma alla fine del l’intervista potrà vagliare i nostri consigli. A Tempo ritrovato libri chi entra troverà anche incontri. Non facciamo spesso presentazioni pure e semplici, ci piace molto molto organizzare mini rassegne che cercano di introdurre alla conoscenza di un certo tipo di letteratura, rassegne alle quali invitiamo personalità di grande competenza, che sanno cogliere lo spirito degli autori di cui parlano e li sanno raccontare al meglio. Gennaio è il mese della letteratura cinese: tre incontri nei quali si parlerà della letteratura classica, quella contemporanea e quella degli europei che hanno visitato la Cina e ne hanno scritto; la rassegna è organizzata in collaborazione con O barra O edizioni, una casa editrice con la quale lavoriamo bene».

A febbraio parte poi la lettura integrale della Divina Commedia di Dante. Ogni 2 martedi a partire dal 5 febbraio Alberto Cristofori, ideatore dell’iniziativa e profondo conoscitore di Dante, leggerà e commenterà un canto;  tutti i dettagli si trovano sul sito.

I librai che gestiscono al meglio la loro attività sono anche quelli che aprono il loro spazio ai lettori.

«Non si può più fare il libraio alla vecchia maniera,» dice Deborah e non è l’unica libraia a pensarlo, «il libro non può stare semplicemente sullo scaffale, deve vivere, muoversi, essere presentato su canali come i social, che non sono semplici da gestire. Bisogna uscire dalla libreria, attirare le persone per le cose interessanti che fai, perché ti rivolgi a un gruppo di appassionati che renda sostenibile l’impresa».

Le chiedo infine cosa pensa della legge Levi.

«La legge Levi è un punto di partenza, sembrava un faro risolutore ma non lo è stato, non viene applicata seriamente: vediamo sconti in qualunque momento anche superiori al limite consentito; in Francia e in Germania ci sono politiche diverse applicate più seriamente e c’è molta più attenzione alla cultura e alle librerie che sono dei presidi, parola abusata che tuttavia rende l’idea: secondo me le librerie lo sono».

Intervista a cura di Lorena Bruno, video di Daniele Mosca

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