Editoria

Da antica stamperia a museo: la casa dei Soncino ha una storia romanzesca

Rocca Sforzesca di Soncino

 

Monotype ottocentesche, torchi calcografici e tipografici, cassettiere ricche di caratteri in legno e in piombo, un torchio in legno che riproduce un modello del Quattrocento: se vostra la passione per la lettura sfocia nella curiosità per la storia del libro, il Museo della Stampa di Soncino è una bella meta in un borgo che riserva più di una sorpresa. Confesso che ultimamente leggo con piacere saggi pubblicati da Carocci dedicati al libro antico e devo dire che esercitano su di me non poco fascino. L’interesse per la lettura si è trasformato nel tempo nel desiderio di sapere come si è evoluta la stampa sino a noi, quali strumenti sono stati usati, quali erano le figure che popolavano le stamperie, che ruolo avesse un editore. Così spulciando sul web ho trovato questo museo poco distante da Milano e ci sono andata una domenica del ponte più lungo del mondo, in aprile.

Anzitutto la sede: una tipica casa a torre del XV secolo che la tradizione ha sempre voluto fosse una stamperia, a circa 30 anni dall’invenzione di Gutenberg. Pavimento di cotto, travi di legno sul soffitto, mattoni alle pareti: le sale sono suggestive e con ogni probabilità hanno ospitato la stamperia di questa famiglia di ebrei dalla storia picaresca.

I Soncino. Il medico rabbino Israel Nathan si trasferì in questo piccolo borgo lombardo insieme alla sua famiglia dopo essere fuggito da Spira a causa di una persecuzione; in principio aprì un banco dei pegni, ma poi nel 1472 fu fondato un Monte di Pietà proprio di fronte alla sua attività e dunque Israel Nathan pensò che fosse una buona idea usare la stampa a caratteri mobili per pubblicare testi della propria religione. E fece anche di più: il 22 Aprile 1488 diede alle stampe la Bibbia completa in ebraico, la prima nella quale i caratteri di quella lingua fossero già vocalizzati e accentati. Cinquecento anni più tardi, lo stesso giorno, veniva inaugurato il Museo della Stampa per volontà della Pro Loco, a celebrare quella pubblicazione e l’attività editoriale di una famiglia che assunse il nome del borgo che l’aveva accolta dopo le persecuzioni, con il benestare degli Sforza; attività che prosegui dal 1483 al 1492, fino a quando nuovi avvicendamenti spinsero i Soncino a migrare ancora verso Costantinopoli, ma senza mai abbandonare il nome del borgo.

Non so a voi, ma a me colpisce molto la casualità degli eventi che hanno portato questo medico rabbino a diventare editore.

La dimostrazione con il torchio. Nella sala all’ingresso è possibile assistere alla dimostrazione della stampa della prima pagina della Bibbia ebraica con un torchio di ghisa ottocentesco, fabbricato dai fratelli Dell’Orto di Monza: anche la sequenza di questi semplici gesti fa il suo effetto, perché rivela quanta cura ci volesse nel procedere alla stampa di ogni singola pagina; la guida, con un rullo fatto d’inchiostro, percorre la forma sulla quale viene posto il foglio di carta, pressato poi dal torchio; e mostra strumenti come il compositore, i caratteri mobili e il vantaggio, usati per creare una pagina di testo. Purché si aspetti che diventi asciutto, si può portare quel foglio con sé, serbando nella memoria anche i suoi e gli odori del procedimento.

Nelle sale del Museo della Stampa di Soncino possono guardare da vicino linotype e monotype ottocentesche, –ispirate, pensate un po’, al funzionamento di un organo –, il compositoio con le casse tipografiche, dove il compositore creava il testo, un carattere alla volta; affacciandomi sui cassetti pieni di lettere, mi è sembrato di guardare da vicino l’origine della stampa molto più che accanto a quegli splendidi macchinari.

Torchio litografico a stella di legno fabbricato nella “Bollino e Torchio di Torino

Il primo piano è forse quello più suggestivo, con le pareti di mattoni, le finestre sul borgo e quegli strumenti accanto a cassettiere imponenti. Qui ritroviamo torchi per la calcografia e opere realizzate con questa tecnica ospitate in mostre temporanee o nella collezione permanente; ritroviamo anche matrici di pietre litografiche e un torchio litografico a stella di legno costruito nell’Ottocento a Torino, alla “Bollito e Torchio”, proprio al centro della stanza.

È bello sapere che il museo accoglie scolaresche per laboratori dedicati: in questo modo anche i più piccoli vengono coinvolti nel fascino dei meccanismi della stampa e perché no, anche in quello delle pubblicazioni dei Soncino, che possiamo ammirare in versione originale o in copia anastatica: non soltanto testi in ebraico, ma anche opere letterarie in greco, latino e volgare italiano, nonché testi della religione cristiana.

Il biglietto consente di visitare anche la Rocca Sforzesca a pochi passi da lì, ancora immersi nell’atmosfera di questo  appassionante periodo storico.

A cura di Lorena Bruno

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