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Virginia e Co. a Monza: la libreria come se fosse una casa dove si cresce

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Raffaella Musicò, Lorena Bruno e Francesca Giulia Menozzi

Approfittando dei tiepidi pomeriggi di settembre, sono stata a Monza a trovare le libraie di Virginia e Co., nata tre anni fa per iniziativa di Raffaella Musicò, che oggi ha una sede più grande e un comodo divano dove l’ho trovata a scambiare due chiacchiere con l’altra libraia, Francesca Giulia Menozzi, sull’idea che la libreria è un po’ come una casa per loro e vorrebbero fosse così per chiunque ci entri; dunque, registratore alla mano, ho voluto cominciare da lì questa intervista, perché ho trovato davvero piacevole l’idea di accoglienza, che parte in primis dai librai, per poi coinvolgere anche gli ambienti che vivono ogni giorno e con loro i lettori.

«È il luogo nel quale passiamo la maggior parte del nostro tempo – dice Francesca – del quale siamo innamorate e al quale doniamo passione ed energia ed è simile a noi; è simile a Raffaella perché è stata lei a crearlo e da quando sono arrivata anch’io ha assunto forme che sono più mie».

Una nuova libraia, una ridefinizione dei ruoli

Così, incuriosita, ho chiesto a Francesca di raccontarmi quando e in che modo fosse diventata anche lei una libraia. «Conoscevo la libreria da quando ha aperto tre anni e mezzo fa, ero una cliente di Raffaella; è sempre stata una libraia fenomenale e teneva di quelle perle che non si poteva fare a meno di tornarci spesso. A settembre del 2018, in concomitanza con il Monza Book Festival, ci siamo avvicinate e poi sono diventata socia dopo un periodo di prova». Ho domandato in che modo il suo arrivo avesse influito sulla selezione dei testi e Raffaella mi ha raccontato di quanto siano diverse come lettrici e quanto i loro gusti siano complementari: questo ha arricchito la selezione. «L’arrivo di Francesca ha portato l’apertura verso cose che non avevo considerato, possiede una conoscenza approfondita dei libri illustrati, di quelli per bambini, e questo ci ha consentito di ampliare la proposta, in realtà ora è lei che si occupa della selezione delle case editrici e dei testi, io mi concentro di più sui contatti, mi occupo di tessere le relazioni necessarie per ospitare autori e in questo abbiamo ridisegnato i ruoli, ricoprendo mansioni che ci piacciono di più».

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La selezione dei testi: chi arriva alla Libreria Virgina e Co. cosa trova?

Mentre spulciavo alcuni siti web per raccogliere informazioni sulla libreria e su Raffaella, mi sono accorta che non ha mai acquisito testi basandosi sulle classifiche di vendita, ma su un’attenta selezione attenta alla qualità, così ho chiesto a Raffaella di dirci cosa si può trovare tra i loro scaffali. «Si trovano dei libri scelti, per prima cosa – risponde –, non abbiamo letto tutti i libri che sono qui, facciamo del nostro meglio per leggerne la maggior parte; frequentando alcune case editrici si imparano a riconoscerne rapidamente lo stile e anche a fidarsi delle nuove uscite, quindi possiamo decidere in anticipo che libri prenderemo. Quelli in classifica sono presenti di rado, ci è successo con The Passenger Islanda, di Iperborea; qui si possono trovare autori e autrici che magari abbiamo seguito sin dall’esordio, articoli di cartoleria di qualità, anche quelli scelti con cura tra aziende a conduzione familiare molto attente ai particolari».

E, a ben guardare tra i numerosi scaffali, si possono trovare libri di letteratura, libri per bambini, una selezione insolita di gialli e anche molta saggistica femminista, per questo osservo che il nome della libreria continua a incidere profondamente sulla sua identità, un’idea su cui le libraie sono profondamente d’accordo.

Un taglio femminista

«Alcune persone ci hanno confessato di essere passate più volte senza riuscire a trovare il coraggio di entrare, come se la libreria li avesse messi un po’ in soggezione. Virginia Woolf era un’autodidatta, e l’idea che con la passione e la volontà si possa fare un percorso così ricco, è l’anima della libreria». Francesca aggiunge poi che «Virginia e Co. ha un taglio femminista a sostegno delle donne ma non contro gli uomini: solo attraverso il confronto si può crescere».

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Costruire il rapporto con la città: le cene con gli autori

Virginia e Co. si trova in via Bergamo, in uno dei quartieri più piacevoli della città e, a proposito di questo, Raffaella mi racconta di come abbia sempre vissuto Monza attraverso il filtro della libreria e di come abbia costruito un ottimo rapporto con il quartiere. «Ci piace molto, è vivace e molti dei nostri clienti vivono qui o poco lontano e ci dicono spesso che sentivano la mancanza di un posto così». Eppure, quando la sede della libreria era una piccolissima bottega a pochi metri da lì, Raffaella si ingegnò per organizzare eventi e far incontrare autori e lettori: delle cene informali e molto piacevoli in un piccolo ristorante dove capitava che fossero gli unici clienti.

«Era un bel modo di condividere una serata – dice –, non era un’idea originale ma l’ho riproposto per tre anni e questo ha consentito a persone spesso sole di conoscere altra gente, divertirsi, incontrare autori interessanti e magari fare amicizia con altri della stessa città; si è creata una bella consuetudine».

«La cosa bella, – aggiunge Francesca – è che questi lettori sono poi diventati gli amici della libreria, quelli che si conoscono tra loro, che passano a trovarci anche solo per un saluto, come farebbero con gli amici di vecchia data».

«Per questo diciamo che la libreria è come casa, – interviene Raffaella – e volevo che fosse così: una libreria non può essere solo un negozio, non mi interessava avere un’attività di questo tipo, ma averne una dove ci fosse uno scambio in cui cresce anche altro: l’amicizia, la coscienza politica e quella della città in cui ti trovi».

E, a proposito di luoghi di scambio come fossero casa, l’intervista si trasforma presto in un racconto di come i vari autori che hanno partecipato alle cene (tra gli altri anche Sonia Bergamasco, Helena Janeczek, Demetro Paolin e Paola Cereda) si siano inseriti subito amichevolmente nel gruppetto dei lettori: «Per esempio Filippo Tuena ci ha fatto ottimi Martini… – confessa Raffaella – qui si rompono subito certe barriere, si fa presto a entrare in confidenza, diciamo». E mentre Francesca enumera divertita le gioie di un buon bicchiere di vino, si parla anche dei progetti futuri e degli eventi in programma. Il mese di febbraio verrà dedicato interamente alla poesia: corsi di scrittura poetica, reading e molto altro: le libraie ci dicono compiaciute che la poesia è molto popolare tra i loro lettori. In realtà la responsabilità è di Francesca, che ama moltissimo la poesia e che sa trasmettere questa passione agli avventori della libreria, tra i quali si trovano sia entusiasti scopritori del genere che lettori più consapevoli.

P1010585I corsi

«Ci sarà presto la seconda parte, quella più corposa, del corso di scrittura creativa sul romanzo con Walter Pozzi, l’editore di Paginauno. E poi, la novità di quest’anno – annuncia Raffaella – è che anche noi libraie terremo corsi, ad esempio io in ottobre terrò quattro incontri sulla lettura, per chi voglia imparare a leggere in modo un po’ più critico. Perché considerare un libro bello, mi sono sentita chiedere spesso. Trovo giusto che un lettore possa affinare la sua capacità critica per valutare un testo e per questo, prendendo in considerazione autori contemporanei, parleremo degli strumenti che ha a disposizione uno scrittore, valutandone l’immaginario, lo stile, l’incipit, il modo in cui caratterizza i personaggi e ogni altro aspetto, per valutare cosa rende un testo bello e perché molti altri diventano solo pallide imitazioni l’uno dell’altro».

Lettori stanchi e annoiati

«Mi è capitato di confrontarmi con lettori stanchi delle proprie letture, libri con trame molto simili e stile piatto che faticavano a leggere fino in fondo, perdendo l’abitudine alla lettura; molti di loro mi hanno chiesto cosa potessi consigliare per riavvicinarsi ai libri, così ho cominciato a cercare testi che fossero in linea con le loro richieste e li ho visti tornare con fiducia, soddisfatti delle mie proposte. Quello che mi rende felice è far scoprire bei libri che magari altrove non vengono valorizzati, anche perché penso che leggere un buon testo sia il maggior godimento della vita, quindi se per un altro è anche solo la metà di questo… cosa si può volere di più?».

Mentre penso che l’intervista sta per finire, all’improvviso il mio ragazzo, che aveva girellato per la libreria facendo foto e studiando bene ogni dorso, domanda:

Qual è vostro libro preferito qui in libreria?

«È difficile dirne solo uno – dice Francesca – se proprio devo dico Il Maestro e Margherita, un libro che mia madre mi ha consigliato molti anni fa e che è tornato e ritornato molte volte nella mia vita; dopo averlo letto mi sono dedicata molto alla letteratura russa, ma quello rimane il libro che rappresenta ciò che è più affine a me; amo la figura del diavolo, le atmosfere gotiche, la Russia, il modo in cui sono stati descritti i personaggi, l’amore tra il Maestro e Margherita e cerco di venderlo a chiunque e la mia amica libraia non l’ha mai letto».

«Sento un po’ di pressione», ironizza Raffaella, poi dice: «Il mio libro preferito che si trova qui… nemmeno io ne ho uno solo, ma quello che ho consigliato a tutti è L’estate che sciolse ogni cosa di Tiffany McDaniel, pubblicato da Atlantide. Comincia con una tensione narrativa incredibile che non ti aspetti che possa reggere per tutto il libro e invece lo fa e se è possibile aumenta alla fine, questa tensione; mi piacciono molto i libri che hanno un risvolto sociale, i libri concentrati intorno a un personaggio non mi fanno impazzire, preferisco quelli che riescono a raccontare la società e l’autrice, seppure molto giovane, è del 1982 lo fa con un’intensità notevole, descrivendo vicende dolorose senza essere respingente, ma tenendoti incollato alla pagina».

E a proposito di figure diaboliche e favole gotiche, io e Francesca ci ritroviamo d’accordo sul Maestro e Margherita, su Lolly Willows e La ragazza che levita, e Raffaella racconta che anche nel libro della Daniel c’è una figura simile e mi accorgo che l’intervista sta lentamente scivolando verso piacevolissimi scambi sui libri che ci piacciono, un ottimo punto di partenza per trovare nuove amicizie e sentirsi come a casa.

Intervista a cura di Lorena Bruno, foto di Daniele Mosca

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