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Intervista a Nicolás Fuster, libraio alla Libreria Spagnola di Roma

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Nicolás Fuster è il libraio della Libreria Spagnola di piazza Navona a Roma. Gli ho fatto un mucchio di domande, poi mi ha detto di andarlo a trovare, “così ti facciamo fare la libraia per un pochino”.

Lavori in una libreria storica, un vero punto di riferimento per la cultura spagnola in Italia. Raccontaci la storia della Libreria Spagnola.

La Libreria Spagnola nasce nel 1963, allora era gestita da suore, non si trovava ancora a piazza Navona, ma in via del Monserrato, vicino a piazza Farnese. Dopo 30 anni si trasferisce a piazza Navona, sono passati 20 anni da allora. In quel momento la libreria ospitava prevalentemente testi religiosi, oltre che quelli in lingua spagnola. La nuova gestione è romana e sceglie aprirsi a tutti gli altri generi sei o sette anni fa. I rapporti tra la Spagna e l’Italia sono antichissimi, la prima ambasciata del mondo fu quella spagnola presso la Santa Sede.

Qual è invece la tua storia di libraio?

Quand’ero piccolo andavo sempre all’Avenida Corrientes di Buenos Aires, dove ci sono teatri, ristoranti e librerie che chiudono a notte fonda e mi piaceva molto passare ore nelle librerie, sia quelle dell’usato che nelle altre. Sono sempre stato appassionato di letteratura, ma questo non significa che io fossi un libraio. In realtà la mia storia di libraio comincia il giorno che ho cominciato a lavorare alla Libreria Spagnola, a luglio del 2014.

Qual è il rapporto della libreria e la città? Chi sono i vostri clienti?

Essendo una libreria in lingua, tantissimi clienti sono gli studenti di spagnolo, sia delle università che delle scuole. In Italia sono sempre di più le scuole in cui si insegna lo spagnolo e questo fa sì che molti piccoli clienti vengano a comprare i libri da noi e che molti testi che vendiamo siano quelli adottati dai professori; poi ci sono i lettori più interessanti di tutti, quelli che hanno sentito o letto di uno scrittore che non conoscevano e di cui hanno saputo il nome perché un altro scrittore ne aveva parlato. Questi sono i nostri clienti, che io chiamerei studenti e indipendenti – ride –, anche se gli universitari sono indipendenti a loro volta; inoltre ci sono quelli che appartengono alla comunità spagnola italiana, che è enorme, quindi vengono anche molti ambasciatori, studenti erasmus, o anche chi si è trasferito qui per lavoro.

Come scegliete i libri?

Moltissimi sono i libri che vengono adottati nelle scuole e nelle università, come dicevo, poi ci sono molti classici e i best seller. Ho un pregiudizio nei confronti dei best seller, ogni volta che ho il coraggio di aprirne unno non posso fare che ribadirlo. E poi abbiamo i libri che piacciono a noi, non sono così conosciuti però forse sono più interessanti. Io cerco di presentare altri autori, quelli che in realtà non hai ancora letto, quelli che non conosci, non quelli famosissimi e bravissimi che già conosci; a volte ho successo. In libreria sicuramente trovi un insieme di libri che dobbiamo avere e libri che piacciono a noi, che non sono  solo classici.

Che idea ti sei fatto delle librerie italiane?

Io sono argentino e la realtà che conosco maggiormente è quella romana. A Roma le librerie indipendenti trovo che abbiano una bella identità, ognuna diversa dall’altra e al tempo stesso trovo che ci sia comunque un’identità collettiva. A Roma molte cose non cambiano mai, invece le librerie sono in evoluzione, meritano attenzione.

portada-rayuela-50-edicion-conmemorativa_granQual è il libro che nel tempo ti ha dato più soddisfazioni?

Ho un problema, quando qualcuno entra in libreria tendo a dare il libro che piace a me e non quello che il cliente vuole comprare, il secondo problema è che adoro la letteratura argentina, il terzo è che la letteratura argentina è molto vasta e cerco di farla conoscere come posso. C’è un autore che mi piace molto, Cortázar, che in questo momento è quasi mainstream nelle librerie indipendenti romane. Ha scritto un romanzo, il romanzo, o anche il “contro romanzo”, come dice l’autore, che si chiama Rayuela. È un libro che si fa leggere in tre modi diversi: due modalità vengono indicate nel libro, la terza non è dettata dallo scrittore, ma esiste e consiste nel leggere i capitoli così, come vengono e questo dà un’immagine diversa della storia. Altri autori hanno fatto esperimenti letterari del genere, ma questo libro – per quello che rappresenta per me che sono argentino e per come sono mentre lo leggo – adoro condividerlo con chi non lo conosce. Per me è una soddisfazione enorme e non c’entra con il fatto che sono un argentinista malato, sì, ecco, malato.

Secondo la tua esperienza, è importante che i librai indipendenti si associno tra loro per fare rete?

Secondo me è indispensabile, per mia la mia esperienza per buon senso. Le librerie romane lo stanno facendo, ma competere tra loro non porta da nessuna parte, anche perché sono sparse per i quartieri, ognuno può ballare sulla propria mattonella senza pestare tutte le altre. Vedo molta solidarietà tra le librerie romane che conosco.

Cosa stai leggendo?

A parte libri universitari sto leggendo Storie di animali di Kafka e Il libro dei piaceri di Clarice Lispector, che è un libro interessantissimo, comincia con una virgola. Inizia con una virgola, non è incredibile? Ho sentito parlare di lei da un mio amico scrittore e lo sto divorando. In libreria ho una decina di libri che leggo quando posso, come Carmen Riela, autrice catalana che scrive racconti brevi, o anche il giornalismo narrativo di Martín Caparrós, o anche Enrique Villa-Matas. questi sono i libri con cui passo il tempo in libreria quando non ci sono clienti.

Intervista a cura di Lorena Bruno

@Lorraine_books

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