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La libreria come luogo politico: intervista a Leonardo Giovacchini della libreria Tra le righe di Pisa

La libreria Tra le righe di Pisa è uno spazio indipendente dove ci si può ritrovare per discutere di letteratura, cinema, cultura e politica. Il suo gestore è Leonardo Giovacchini, libraio che ama promuovere il dialogo e il confronto i lettori che frequentano la sua libreria. Quest’anno Leonardo fa parte della giuria del concorso Racconta un libraio. L’ho intervistato per farmi raccontare qualcosa sul suo modo di intendere la professione di libraio e sul suo rapporto con la forma letteraria del racconto.

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Raccontaci la storia della libreria Tra Le Righe e la tua storia di libraio.

Nasco di certo come lettore, non come libraio. Prima di approdare qui ho fatto davvero molti altri lavori che purtroppo (o per fortuna, perché hanno rafforzato l’intenzione) non avevano a che fare con l’editoria. Quindi ho dovuto procedere per “prove ed errori”.

Ho rilevato la libreria agli inizi del 2011, ma Tra le righe vanta una storia già dal 1997. È sempre stata una libreria dalla vocazione indipendente, aspetto che in questi anni si è andato rafforzando anche grazie al fiorire di nuove realtà editoriali; “indipendente” pure, direi, per la connotazione fuori dagli schemi che lo spazio ha assunto nel tempo.

Credo che rispecchi molto, nei suoi pregi e nei suoi difetti, il mio modo di intendere il mondo – editoriale e non –, il mio modo di essere politico (perché una libreria è – dovrebbe essere – un luogo politico).

La libreria vive grazie alle persone che la frequentano: sembra ovvio, ma di fatto non mi sono mai sentito il sacerdote di un tempio. Cerco continuamente di trarre linfa e idee dalle persone con cui mi confronto (che non riesco a chiamare “clienti”).

Spesso l’atmosfera somiglia un po’ a quella di Smoke, un contesto in cui entri e si chiacchiera, magari non necessariamente di libri: le suggestioni possono essere infinite, letteratura, cinema, politica. Non è raro, credo, entrare a Tra le righe e ritrovarsi coinvolti in una discussione a tre o a quattro sui più svariati argomenti.

A volte può capitare che le librerie soffrano un po’ la concorrenza anche per via delle politiche di sconto sui libri che per le realtà indipendenti sono più difficili da sostenere. È bello sapere che esitano posti come Tre le righe dove invece le persone frequentano la libreria perché riconoscono il valore dello scambio di idee e la qualità professionale dei servizi che può offrire un libraio.

Sì, ed è una nota di cui vado piuttosto fiero. Chi frequenta la libreria non ci viene per l’ossessione dello sconto, non pensa ai libri come all’oggetto di un qualche risparmio.

Piano piano si sta diffondendo la coscienza che lo sconto, per una libreria come questa, è un mattone in più, sì, ma sulla porta d’ingresso. No, chi viene qui lo fa per altro.

Per esempio, per certi consigli la cui precisione si è affinata con la conoscenza delle persone stesse; oppure perché, se sta cercando un testo di difficile reperibilità, sa che mi divertirò nella ricerca, finché non lo avrò trovato o sarò certo che sia davvero impossibile recuperarlo. A me piace che mi si chieda qualcosa in relazione al libro di cui si è in cerca, anche solo, banalmente, la sua collocazione sugli scaffali: è questa la sorgente di dialoghi bellissimi.

È per me, poi, un personale successo quando nascono relazioni tra chi frequenta la libreria. Questo può accadere solo se io ti conosco e so che hai alcune passioni in comune con un’altra persona: ecco, è così che la libreria diventa uno spazio comune, di condivisione.

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Leonardo Giovacchini

 

Cosa ne pensi delle ultime novità in merito alle agevolazioni fiscali che riguardano le librerie indipendenti? 

Le librerie non sono, almeno per i casi che conosco io, “macchine per fare soldi”. Quello che sembra possa essere attuato – piccoli sgravi a fronte dell’accertamento di pagamenti richiesti – è ovviamente ben visto per poter portare avanti questi piccoli presidi culturali. Ciò che viene commerciato è forse uno dei pochi, se non l’unico, oggetto che non subisce un ricarico al momento della vendita e che è continuamente sotto lo scacco degli sconti on line: che le imposte siano quanto meno adeguate.

Parliamo di letteratura: una raccolta di racconti che consiglieresti.

In realtà ce n’è più di una. Una recente che mi è piaciuta davvero molto è L’ospite d’onore di Joy Williams pubblicato da Black Coffee; penso poi a Il paradiso degli animali di David James Poissant, che ho letto grazie a NN. Poi citerei Nelle terre di nessuno di Chris Offutt, pubblicata da minimum fax. Non posso esimermi dal menzionare Centuria di Giorgio Manganelli. E poi Landolfi, Bradbury. Mi piacciono autori diversissimi tra di loro, la cui diversità incide sul modo di affrontare il racconto e lo rende unico, riconoscibile. Una forma espressiva che riflette a pieno il mio modo di intendere la letteratura.

Che cosa stai leggendo in questo periodo?

Sto felicemente alternando Bere caffé da un’altra parte di ZZ Packer (Racconti edizioni), Racconti cinici di W.S. Maugham (Adelphi) e la lettura dell’ultimo capitolo di Pantera Nera, un fumetto della Marvel scritto da Ta-Nehisi Coates, l’autore di Tra me e il mondo (Codice edizioni).

Intervista a cura di Andrea Siviero

 

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